Archivi Mensili: Aprile 2019

3 articoli

Dalle scalette al fango: l’orienteering sugli Appennini

(di Andrea Migliore)

Si sale di livello nel secondo weekend di gare nazionali. L’ Appennino bolognese attorno a Roncobilaccio, noto sinora ai più per gli incolonnamenti stradali della domenica sera, regala prove di caratura tecnica ben maggiore rispetto alla due giorni mantovana. Certo, le quinte teatrali sono di pregio assolutamente inferiore, mancando gli splendori artistici di Mantova, ma non sono le scenografie a fare i successi teatrali, piuttosto la sceneggiatura e la bravura degli attori.
Tuttavia rimane un po’ di amarezza quando il sabato si arriva nell’arena. Il piccolo velodromo è una copia pallida dello stadio di atletica del Bosco Virgiliano; Castiglione dei Pepoli è un paesotto arroccato su un versante degli Appennini, vecchio senza essere antico. Ma quando, in partenza, si afferra la carta e si cerca con concitata foga il triangolo, ecco che compare la prima rampa, la prima scaletta, e si capisce subito che quel giorno sarà molto dura. L’occhio, ancora abituato alle vie larghe di Mantova o alla navigazione a vista del Bosco Virgiliano, è subito a disagio di fronte ai vicoli stretti e alle contorte scalette che promettono dure mazzate per le gambe, gradino dopo gradino. Il fiato è presto mozzato dalla successione di rampe ripide e perigliose discese, mentre la mente deve rapidamente settarsi sul problema di distinguere i piccoli passaggi tra le case. I muretti non attraversabili compaiono ovunque, occhieggiando beffardi contro il cervello dei concorrenti messo in affanno dalla necessità di correre veloce. Come se fosse facile scegliere le cose giuste quando la lucidità viene erosa metro dopo metro da decine di scalette, la lettura è resa difficoltosa dalle discese ripide e la concentrazione cala al crescere della fatica.
Il tracciatore ha posato una rete a strascico per le vie di Castiglione, una maglia fitta di tranelli che si susseguono tratta dopo tratta. Molti pesci piccoli cadono, vittime predestinate. E quando ti trovi chiuso in un cortile senza sbocchi con qualche élite, uno di quelli che contano, capisci che anche per i pesci più grossi oggi è dura. Vi guardate un attimo attorno, cercando ansiosi una lanterna che è forse un livello più in alto, e nei vostri occhi per un attimo brilla la stessa frustrazione, anche se vi dividono abissi di talento.
E non si può mollare sino alla fine, perché anche quando le scale e i muretti sono finiti, ci ha pensato la pioggia dei giorni prima a rendere insidiosi gli ultimi metri, sotto forma di un prato fangoso che ostacola le gambe che vorrebbero solo spingere per arrivare il più facilmente possibile al traguardo.
Ancora fango la domenica, ma molto meno del previsto; i grigi nuvoloni fanno la voce grossa tutto il giorno, incombendo sugli infreddoliti concorrenti sorpresi da questo ritorno d’inverno, ma senza scatenare mai l’inferno di una fitta pioggia. Per il resto anche quelli che hanno sbagliato di più non possono lamentarsi troppo: perché una giornata di grande orienteering è offerta da un tracciatore ispirato, oltre che da un bosco di quelli che sogni quando sputi sangue tra certe mappe di rovi o massi. È il bianco il colore dominante; ma un bianco vero, non il finto verde che altre mappe hanno offerto in passato. Si corre (e già questo verbo dice tutto) su e giù da profondi avvallamenti e collinoni ampi con la frenesia che una tracciatura, basata su tratte brevi e continui cambi di direzione, offre. Esistono selve (boschi è un termine troppo gentile per loro) che puniscono i concorrenti meno bravi con inusitata cattiveria, confondendoli e irridendoli tra distese informi e ingarbugliate di particolari; il bosco della Valserena non è di questa razza: è un professore onesto che rifila voti bassi a chi ha studiato, ma non ostacola nessuno con tranelli infidi. Se gli élite più forti danzano sicuri nel candore di questo bosco gentile, per gli altri è una giornata in cui si è messi alla prova, ma da cui si esce in ogni modo con un sorriso: vuoi per chi si è destreggiato nel modo migliore, vuoi per chi ha potuto godere almeno di una gara come ci si augura siano tutte.
Weekend dai due volti per la compagine bianco-rosso-blu che consolida il primato nella classifica generale di società, e addirittura guadagna la leadership tra gli assoluti, ma perde il comando tra i giovani e i veterani, tradizionali bacini di punti per la squadra brianzola.
Giornata sugli scudi per i besanesi durante la sprint del sabato con ben 5 vittorie e altrettanti podi, tra cui spiccano la doppietta di Gianluca e Angelo, primo e secondo in M55, e il bel bronzo di Eleonora in WE. Ancora una volta la formazione brianzola si conferma a trazione rosa, visto che sono le ragazze ad incamerare ben quattro vittorie, sparpagliate tra la W12 e la W70, passando per la W50 e la W60. Situazione ancora più netta guardando la sola categoria élite, dove il tridente d’attacco Eleonora-Anna-Irene si piazza tra le prime sette, mentre i maschietti mandano il solo Luigi, in rapida ripresa dall’infortunio di inizio anno, in top 20.
La componente maschile ha l’occasione per riscattarsi la domenica. In una giornata per il resto piuttosto grigia, l’unica vittoria la firma Matteo in MA; e anche a computo podi finisce tre a due per i maschi, grazie ai bronzi di Marco Anselmo in M16 e di Angelo in M55 a cui le ragazze rispondono con gli argenti di Silvia in W12 e Anna in W50. Per il resto arrivano diverse medaglie di legno e piazzamenti vari che consentono ad altre formazioni il sorpasso nelle classifiche veterani e giovani. Ma non c’è quasi categoria dove i bianco-rosso-blu non abbiano lottato per le posizioni di testa e la classifica generale è lì per dimostrarlo. Un ottimo viatico per i campionati a staffetta, dove non si vince con le individualità ma soltanto con un collettivo di valore.

Podio M16 e W16 della gara Sprint, con il secondo posto di Valentina Cazzaniga e il terzo di Marco Anselmo Di Stefano.

E 4!

Sono ormai passate alcune settimane dall’ultima Coppa Italia di Mantova e dalla premiazione della Besanese come Società campione d’Italia .1^ nella classifica Generale, 1^ nella categoria Assoluti, 1^ tra i Veterani e 2^ nella speciale classifica Giovani. Proprio nel trentennale della nascita della sezione Orienteering la Polisportiva Besanese raggiunge il miglior risultato di sempre. 

Una Società, la nostra , sempre presente alle gare nazionali con 40/50 atleti di tutte le categorie. E’ proprio qui sta la forza della Besanese.  La capacità di rappresentare con i propri atleti tutto lo spettro agonistico. Siamo al 4° titolo nazionale consecutivo : 2015-2016-2017-2018. Difficile è vincere, ma ancora più difficile è confermarsi. Per chi come noi vive in ambiente altamente antropizzato, dove la parola “bosco” ha un significato altamente riduttivo, è motivo d’orgoglio essere ancora al top. Gli ingredienti di questo successo vanno ricercati nella caparbietà e nella regolarità con cui gli atleti più forti si allenano settimanalmente, sta nel vivaio che cresce anno dopo anno , grazie al lavoro portato avanti con professionalità e convinzione dalla nostra allenatrice, sta nella capacità di organizzare il gruppo, sta nell’attaccamento dei singoli ai colori besanesi. E’ proprio la parola “gruppo” l’ingrediente più forte del nostro successo.  Autocelebrarsi è sempre poco gradevole, ma per questa volta, siate comprensivi : ora avete capito il perché.

Mantova: sprint veloci tra i capolavori rinascimentali

(di Andrea Migliore)

L’orienteering sarà anche uno sport di nicchia, ma ogni tanto riesce a prendersi dei traguardi da primo della classe. Piazza Sordello a Mantova ha tutte le prerogative per donare un quarto di nobiltà alla prima gara stagionale di Coppa Italia. Fa da spettatore all’arrivo la mole massiccia del Palazzo Ducale, severa testimonianza di un periodo in cui la penisola italiana seppe lavare i puerili dissidi e le divisioni insensate, ergendosi a suprema guida dell’arte. In realtà i capolavori di una delle tante culle del Rinascimento avevano già accompagnato gli atleti tratta dopo tratta. Praticamente dai primi punti si corre in mezzo ai capolavori architettonici. Prima la Basilica di Sant’Andrea, poi la Rotonda di San Lorenzo, quindi il Duomo e ovviamente il Palazzo Ducale. Ogni concorrente, dall’impacciato esordiente all’élite fuoriclasse può dire, a buon diritto, che dall’alto di quei palazzi cinque secoli di storia lo hanno guardato correre. Forse la concitazione di una sprint non è il modo migliore per ammirare i tesori culturali di una città, ma punto dopo punto è quasi impossibile non gettare uno sguardo commosso alla bellezza che è tutta attorno.

Si parte presso le mura e il Mincio che scorre placido, mentre i mantovani passeggiano tranquilli lungo le rive del fiume in questa bella giornata che profuma già d’estate. Il luogo della partenza è un grigio parcheggio battuto dal sole, sito presso un’apertura delle mura così stretta da negare ogni visuale ai concorrenti, come se non si volesse concedere nessun suggerimento. È uno scenario questo che viene sconvolto subito dopo la partenza. Perché la parola d’ordine della giornata è velocità: in assenza di tecnicità particolari e qualsivoglia dislivello, questo resta. Presa la carta e trovato il triangolo con sguardo concitato, non ci si ferma più. I concorrenti fendono le strade del centro cittadino come saette perché in prove come questo non va lasciato neppure un secondo per strada, visto che la tecnica può davvero molto poco, almeno tra i più forti. Punto dopo punto si corre al massimo, facendosi largo tra la folla, avvolti però da quinte di altissimo pregio.

Va anche detto che, talvolta, la scenografia serve a nascondere la pochezza della trama, come quei film fragili che poggiano totalmente sugli effetti speciali o sulla fotografia. Perché dal punto di vista tecnico la sprint cittadina non può essere definita memorabile. Va detto che i momenti di massima gloria di Mantova non hanno coinciso con architetti particolarmente sensibili alle esigenze dell’orienteering. La pianta da città romana con quelle vie larghe e dritte è la mortificazione della gara tecnica; e ovviamente l’impianto rinascimentale non ha aiutato a causa di quelle idee di prospettiva e disegno classico che vanno bene al massimo per la categoria esordienti. Ma anche senza la matassa di vicoli medioevali si può tirare fuori una prova di tutto rispetto. Invece questa volta ci si deve accontentare di una prova in tono minore: molti tratti di trasferimento, poche le scelte e quasi mai decisive; si poggia tutto sulla difficoltà di leggere alla massima velocità, ma non può essere sufficiente. Certo che le premiazioni lungo il Mincio, con le torri e le cupole della città sullo sfondo, regalano un momento di emozione che addolcisce il rammarico per una prova un po’ scialba.

Filosofia che non cambia molto nella prova del sabato, valida per lo Sprint Race Tour. Si corre appena a sud dell’altra gemma di Mantova: Palazzo Te. I parchi cittadini non possono offrire in genere tracciati di tecnicità estrema, soprattutto in presenza di un tracciato regolare di sentieri e alberi sparsi e poche siepi o altri ostacoli naturali. Risulta una prova velocissima, con punti ravvicinati che obbligano ad una lettura rapida e precisa. Pare di correre continuamente su ponti strettissimi sopra il vuoto, perché basta una deviazione anche piccola, la distrazione di un attimo e si perdono quei secondi che pesano come macigni nel computo finale. Tutto molto bello ma, per chi ha ancora negli occhi il labirinto di Martina Franca, resta un po’ di delusione.

Inizio scintillante per i colori bianco-rosso-blu, con i suoi numerosi atleti che cercano di fare la voce grossa in tutte le categorie. Non sempre ci riescono, leggasi la lunga sfilza di medaglie di legno nei due giorni, soprattutto nelle categorie master, o qualche PM di troppo tra i giovani. Ma la classifica per società parla chiaro: dopo la prima giornata la Polisportiva Besanese conduce ovunque. Fa eccezione soltanto la categoria assoluti, dove si è secondi soltanto per un’incollatura.

Balza agli onori della cronaca la doppietta delle WE nella gara della domenica, con Eleonora prima dopo una prova maiuscola e Anna che conquista il bronzo praticamente sulla linea d’arrivo: è un solo secondo a separarla dalla quarta, ma il tempo è questa volta galantuomo perché era stato lo stesso distacco a negarle, amaramente, il podio il giorno prima. Ma non possono essere dimenticati i numerosi piazzamenti tra i giovani; tra tutti Bianca sul podio in W20 in entrambe le gare e Silvia che vince in W12 nel centro cittadino di Mantova. Tra i master in pratica non esiste categoria dove i bianco-rosso-blu non siano stati protagonisti; qualche volta sul gradino più alto, come Anna che non lascia molto alle rivali in W60, altre volte fermandosi subito a ridosso. Passano in sordina soltanto i maschi élite, categoria per cui l’infermeria era comunque molto piena per aspirare risultati di prestigio. Ci si aggrappa ai piazzamenti da top 15 di un bravissimo Cesare, poi si scorre fino al trentesimo posto. Ma, in ogni modo, la testa della classifica è subito acquisita con il contributo di molti. Perché non basta poggiare su due o tre fuoriclasse per vincere: sono la coesione e la compattezza la vera forza di una squadra.

La squadra al completo
Eleonora Donadini e Anna Caglio, rispettivamente prima e terza in categoria W Elite